Parrocchia Beata Vergine Addolorata (Madonna dei sette dolori)

Indirizzo

Via Don Ciocca, 2, Vigevano, PV


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Descrizione

Alla sua nascita la chiesa dell’Addolorata (o Madonna dei Sette Dolori) era una semplice cappelletta costruita fuori dalla porta di Cicerino, detta anche di Cesarea. La prima denominazione (Cicerino) prende origine dal fatto che – secondo la tradizione – sulla porta fossero dipinti dei ceci (“sisar”, nel dialetto locale). La seconda denominazione ha un’origine più solenne, che aggiunge importanza ad una porta apparentemente minore rispetto agli assi viari della Città: attraverso questa porta, infatti, il 14 marzo 1533 entrò in Vigevano l’imperatore Carlo V, quando venne in Italia per rimettere sul trono del Ducato di Milano l’ultimo discendente degli Sforza, Francesco II. La chiesa dell’Addolorata rientra tra le tante chiese appartenenti a confraternite o compagnie laicali sorte a Vigevano a partire dalla metà del Cinquecento: in quell’epoca si verificò infatti la nascita di gruppi di fedeli -uomini (a volte anche qualche donna) di solito capifamiglia che creavano una sorta di associazioni di carattere religioso o in chiese già esistenti, oppure in chiese che – come in questo caso – venivano costruite ex novo per volontà delle famiglie di riunirsi per uno scopo strettamente religioso: preghiera, formazione personale, pratica cristiana in comunità (Fraternitas) e opere di carità (soccorso ai poveri, dote alle ragazze povere…).

In questa chiesa – nel 1613 – si riunì un gruppo di fedeli che ottennero dal vescovo Pietro Giorgio Odescalchi di riunirsi in Confraternita sotto il titolo della Madonna Addolorata (o Madonna dei Sette Dolori): il Vescovo stesso ne pose la prima pietra il 3 maggio 1613. Questo titolo e questa devozione erano legati all’Ordine religioso dei Serviti o Servi di Maria, che avevano il grande convento di Santa Maria della Misericordia. Questo Ordine era nato a Firenze probabilmente nel 1233, da un gruppo di sette fedeli riuniti in Confraternita, conosciuti poi come “ i sette santi fondatori”. Questo gruppo di sette laici aveva abbandonato le proprie attività, si era ritirato sul Monte Senario, non lontano da Firenze, per dedicarsi a vita comune di penitenza, povertà e preghiera e si era trasformato successivamente in ordine religioso mendicante, scegliendo come propria patrona la Madonna Addolorata, ed in particolare i sette dolori della Madonna. 

La statua collocata nell’abside della chiesa dell’Addolorata rappresenta i sette dolori di Maria (le sette spade che trafiggono il suo cuore) e dovrebbe provenire dalla chiesa dei Serviti, nel Convento di Santa Maria della Misericordia.

Alla nascente cappelletta mons. Odescalchi fece dono di quattro tavole di scuola cinquecentesca lombarda, tuttora visibili nello spazio a destra dell’altar maggiore. La cappelletta divenne presto insufficiente per accogliere la popolazione del sobborgo, perciò si deliberò di demolire in parte il vecchio edificio per poterlo ampliare. Il vescovo mons. Marino Sormani fece iniziare la nuova costruzione che fu ultimata nel 1722. La chiesa fu sottoposta a diverse modifiche in tempi successivi, soprattutto dopo la soppressione napoleonica, alla quale non poté sfuggire, però non subì profanazione in quanto i confratelli acquistarono le suppellettili sacre messe all’asta e, servendosi di prestanome (confratelli o privati cittadini), comprarono la chiesa stessa e nel 1812 cominciarono ad aprirla abusivamente. Passata la bufera napoleonica, nel 1817 ottennero dal vescovo Giovanni Francesco Toppia e dal re di Piemonte Carlo Felice il permesso di tornare ad officiare come chiesa di confraternita. Quando i confratelli riaprirono la chiesa, recuperarono molti oggetti provenienti da chiese soppresse, in particolare dalla chiesa dei Serviti. Probabilmente provengono da altre chiese le balaustre marmoree, che risalgono al terzo/quarto decennio del ‘700, e l’altare di destra. 

Nell’Ottocento fu costruito l’altar maggiore, di gusto neoclassico, che ricorda lo stile dell’altar maggiore della Cattedrale; nella nicchia ricavata tra le colonne fu inserita la statua della Madonna Addolorata, che risale ai primi decenni del Settecento e che probabilmente proviene dalla chiesa dei Serviti da cui fu trasportata quando vi si trasferirono i componenti del Consorzio della Misericordia. Dalla stessa chiesa proviene il quattrocentesco polittico di legno dell’altare di destra. Anche il Crocifisso dell’altare di sinistra probabilmente perviene da una delle chiese soppresse. L’altare viene dal Duomo, e precisamente dalla cappella di Santa Elisabetta, (o della Visitazione) la seconda a destra, che conserva le spoglie del beato Cristoforo Macassolio. Il paliotto in scagliola di marmo probabilmente viene dalla chiesa dei Francescani Osservanti, dedicata a Santa Maria delle Grazie; si pensa che provenga da questa chiesa perché presenta i classici motivi francescani: la Madonna Immacolata, il braccio di Gesù e quello di san Francesco intrecciati e sormontati dalla croce, i frati francescani san Bonaventura, riconoscibile per il cappello cardinalizio rosso (il “galero”) e san Bernardino da Siena, riconoscibile perché porta in mano il raggio di sole con la scritta JHS, che è il simbolo del nome di Gesù. È possibile che il paliotto sia stato acquistato all’asta dopo le soppressioni napoleoniche. La chiesa conserva anche altre suppellettili (vasi sacri, candelieri, paramenti) provenienti da chiese scomparse; per alcune di queste esistono anche i documenti comprovanti la provenienza: per esempio esiste la ricevuta di pagamento di 8 reliquiari (4 grandi e 4 piccoli) della chiesa di Santa Maria delle Grazie, comprati all’asta. Nel 1938 la chiesa diventa parrocchia, la prima dopo le tre parrocchie storiche di Vigevano (Sant’Ambrogio in Cattedrale, san Cristoforo e San Dionigi, queste ultime sono passate – dopo la soppressione napoleonica – in San Pietro Martire e in San Francesco, che erano chiese conventuali, rispettivamente dei Domenicani e dei Francescani). 

GUIDA ARTISTICA 

L’aspetto esterno La chiesa è un buon esempio di barocco vigevanese e la cima bianca del campanile crea un piacevole contrasto con il resto dell’edificio e la facciata in mattoni rossi. La facciata manca dell’intonaco, presente solo in alcuni punti, che mettono in rilievo le decorazioni di stucco. Molto bello, vivace, elegante e slanciato il campanile, in stile barocchetto lombardo; sono interessanti soprattutto i quattro pinnacolini che stanno accanto alla cipolla (il cupolino terminale del campanile), pinnacolini a forma di calici contenenti fiori e frutti, elementi tipici del gusto del tardo barocco. La pianta dell’edificio originariamente era a navata unica a croce greca. Diventata parrocchia nel 1938, nel dopoguerra la chiesa è stata ampliata, perdendo la sua conformazione originale a pianta centrale: sono state aggiunte due ali ai lati dell’altare, l’altar maggiore è stato addossato alla parete terminale e sono state sfondate anche le pareti laterali che alloggiavano gli stalli di legno del coro. 

LA DECORAZIONE PITTORICA

Le decorazioni della cupola e delle volte risalgono a fine ‘800 e sono opera di Casimiro Ottone e Giovanni Battista Garberini, entrambi pittori vigevanesi. Del 1975 è il quadro di Carlo Bocca che domina la parete a sinistra dell’altar maggiore: tema del quadro è la Crocifissione che si attualizza nella guerra. Si tratta di un’opera di perfetta esecuzione dal punto di vista sia artistico sia religioso. Vi si possono riconoscere alcuni personaggi della parrocchia, tra cui don Secondo Ciocca, il primo ed indimenticabile parroco della Madonna dei Sette Dolori. Il grande stendardo della Madonna dovrebbe riprodurre lo stendardo processionale della Confraternita, ma in realtà richiama la statua della Madonna, perché la Vergine ha le sette spade. Il vero stendardo (risalente ai primi anni dell’Ottocento) è posto sulla parete di fronte al quadro e la Madonna vi è rappresentata con una spada sola. Il grande quadro di Bocca rappresenta molte delle tentazioni che spingono l’uomo moderno alla guerra: il denaro, gli scienziati asserviti a scopi bellici, il demonio che fomenta le mire di potere; poi gli aspetti tragici: i soldati morti, la città devastata dai bombardamenti; in un altro riquadro si vedono l’offerta del culto divino e la Madonna che viene a soccorrere l’umanità. Al centro campeggia Gesù disteso su una croce costituita da un carro armato. Sulla parete accanto a questo quadro se ne trova un altro attribuito ai Campi che rappresenta la Madonna Addolorata nell’atto di consegnare lo scapolare nero dell’Addolorata; ai suoi piedi stanno i devoti, uomini da una parte e donne dall’altra, che indossano gli abiti tipici del Seicento, gli uomini hanno la barbetta a punta, i baffetti sottili e le grandi gorgiere; le donne indossano il tipico copricapo spagnolesco. In basso si intravede un frate con l’abito dei Serviti: abito e scapolare neri. Sullo sfondo si staglia un paesaggio leonardesco/lombardo. Nella cappella a destra rispetto all’altare sono collocate le quattro tavole di soggetto religioso di cui il vescovo Odescalchi aveva fatto dono alla chiesa. Esse rappresentano: la guarigione del figlio del centurione, l’incontro di Gesù con la Samaritana, la cena a casa di Levi, la strage degli innocenti. Questi dipinti sono di scuola lombarda, e precisamente del gruppo dei Leonardeschi il cui caposcuola era Bernardino Luini (1481–1532). Ben delineati, quasi perfetti gli sfondi architettonici e paesaggistici. Tipicamente luinesco-lombarde sono la caratterizzazione dei volti e la compresenza di diversi stili di abbigliamento: si possono ammirare infatti abiti tipicamente quattrocenteschi insieme con divise da soldato romano ed abiti di foggia orientaleggiante. 

LA COMPONENTE ARCHITETTONICA E SCULTOREA

Lungo la navata, in quattro nicchie sono collocate delle statue di stucco che rappresentano quattro vescovi: Sant’Ambrogio e San Carlo, patroni della Diocesi, Sant’Agostino e San Gaudenzio di Novara, per ricordare che Vigevano, prima di diventare autonoma, apparteneva alla diocesi di Novara. Molto interessante il polittico ligneo dell’altare di destra, che è un’opera composita. La Natività è una scultura del Settecento che non appartiene al resto della composizione. Gli angioletti che la contornano (di epoca imprecisata) originariamente erano forse collocati dietro l’altar maggiore e trattenevano la corona da cui scendeva il padiglione. Di grandissimo valore sono invece le sei formelle risalenti al ‘400, che dovevano formare probabilmente una struttura architettonica andata perduta nella quale sembra fossero ospitate le sei statuette dei profeti (ma non vi è certezza di questa collocazione). Questa struttura era situata nella chiesa della Misericordia; le cronache del tempo informano che in questa chiesa alla fine del Quattrocento fu commissionato un altare dedicato a San Giuseppe ed i committenti chiesero che sull’altare fosse collocato un polittico che rappresentasse la vita di san Giuseppe: nell’opera di cui stiamo parlando, sotto la cimasa con il Padre Eterno, pregevole opera di gusto rinascimentale, emerge una scultura che rappresenta lo sposalizio di Giuseppe e Maria. Le formelle, poi, narrano alcuni episodi della vita di Gesù nei quali Giuseppe è sempre presente: la Visitazione, l’omaggio dei Magi, la presentazione al Tempio, il sogno di Giuseppe, la fuga in Egitto, la predicazione di Gesù dodicenne al Tempio. La larghezza della cimasa, maggiore rispetto allo spazio delle formelle, nonché la mancanza di alcune scene fondamentali (come l’Annunciazione e la Nascita di Gesù) giustificano ampiamente l’ipotesi che l’opera fosse molto più ampia e complessa. Ai lati delle formelle sono collocate le statue dei Patriarchi (di cui san Giuseppe era un discendente) e dei profeti (legati all’infanzia di Gesù). Sono di fattura pregevole, anche se più semplice rispetto alle formelle. Originariamente queste sculture erano custodite nella sala della Confraternita dell’Addolorata e sono state collocate sull’altare solo agli inizi del Novecento. 

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