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Vigevano

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SelvaggiaMente

Di cani, piazza, pipì e pupù

Nel mio girovagar per musei, mi sono incantata di fronte ai quadri di Angelo Inganni (1807-1880) il “ritrattista” di una Milano in via di sviluppo, «bellissimo esempio di “pittura urbana”, in cui la città è raccontata attraverso la rappresentazione delle sue strade, piazze e canali brulicanti di vita» e quelli del coevo Luigi Bisi (1814 –1886). Di entrambi, mi hanno colpito le opere intitolate “Interno del Duomo di Milano” (Inganni, 1844, olio su tela/ Bisi, 1840, olio su tela).

Non voglio far qui una lezione di storia dell’arte, anche perché non ne avrei le competenze, ma voglio condividere con voi uno dei miei pensieri. Inganni e Bisi ritraevano la città, io la descrivo. Loro usavano colori e pennelli, io carta e penna. Quindi, se pur in modo diverso, abbiamo fatto “lo stesso lavoro”. Nei due quadri, oltre all’interno del Duomo e alle persone, sono ritratti diversi animali, nel dettaglio cani. Tralasciando il richiamo alla storia dell’arte e alla simbologia del cane nella storia dell’arte, il mio pensiero è andato banalmente sulla presenza di animali, e quindi cani, in chiesa.

E da lì alla querelle dei nostri giorni sui cani in Piazza Ducale, perché – per chi non lo sapesse – ci sono ampi dibattiti sotto i portici di Piazza Ducale e non solo sul «occorre vietare l’ingresso dei cani in Piazza». Sappiamo benissimo che il problema non sono i cani, ma chi “dimentica” – le virgolette sono d’obbligo – di raccogliere la pupù che il proprio fido espleta in giro per la città. Pupù e pipì, dato che – sempre da quanto ho sentito nelle varie interviste o incontri del sindaco con la cittadinanza – il grosso problema di Piazza Ducale è che i cani «fanno pipì sulle colonne, le rovinano e poi puzzano» (Se è per questo, allora io metterei un rilevatore d’ascella ad ogni ingresso, e vieterei l’ingresso a tutti quelli che hanno dimenticato di usare acqua, sapone ed un velo di deodorante).

Il discorso però va esteso perché non c’è solo Piazza Ducale: girando per la città si possono vedere cartelli appiccicati ai muri in cui si chiede, più o meno cortesemente, di non far urinare il Braccobaldo di turno contro il muro e di raccogliere eventuali altri bisognini canini. Ho sentito effettivamente valutare la possibilità di vietare l’ingresso dei cani in Piazza Ducale, ma per fortuna (scusate ma io la penso così) quel divieto è stato cestinato perché non ce ne sarebbero i presupposti normativi. Resterebbe quindi solo la possibilità di redigere un regolamento, che a mio avviso c’è già e che dovrebbe essere insito nelle cosiddette “consuetudini” ovvero quei comportamenti che sono alla base del diritto: se il cane sporca, il padrone pulisce.

Da qui, ritengo che l’unica vera soluzione sia quella di girare con i sacchettini per la pupù, e per fortuna la maggior parte delle persone che vedo e conosco sono sempre munite di sacchettino. Forse bisognerebbe estere la dotazione “toilette” ad una bottiglietta d’acqua con un po’ di detersivo.

Quindi, se dovessi per forza immaginare un divieto, io vieterei l’ingresso alla pubblica via o pubblica Piazza a tutti gli individui (homo erectus o simili) che imbrattano/sporcano/ danneggiano il bene pubblico, fosse anche un comune marciapiede. E qualora venissero sorpresi a imbrattare/sporcare/ danneggiare e, in questo caso, a non raccogliere la pupù di Rin Tin Tin, allora prevederei una bella sanzione amministrativa e l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi prima che la sua (dell’individuo) non curanza gli facesse dimenticare il bisognino in mezzo alla via.

Artgate_Fondazione_Cariplo_-_Bisi_Luigi,_Interno_del_Duomo_di_Milano

Inganni interno del Duomo

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