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Vigevano

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SelvaggiaMente

In gommone sul Ticino

Due ore e mezza di puro divertimento. Era tempo che non ridevo così: mi riferisco a quella risata spontanea, “di pancia”, che ti scappa e non riesci a contenere da quanto stai bene. Il motivo? La discesa in gommone lungo il Ticino, in compagnia degli amici di Aqqua Rafting. Eravamo in tre: io, il mio compagno e il bimbo di 8 anni. Sì, avete letto bene: un bimbo di 8 anni ed abbiamo scelto il gommone come primo approccio, e non la canoa, proprio perché il cucciolo è ancora un po’ pauroso. Arriviamo alla base (quella dove c’è la centrale elettrica Ludovico il Moro, un gioiello d’architettura) e lì conosciamo le altre persone, altre 7, di altre province, che insieme a noi avrebbero disceso il Ticino e Capitan Zama, la nostra guida. Con il sole alto ed il cielo terso, Capitan Zama e il suo aiutante “ci hanno vestito”, ovvero ci hanno dato un giubbotto salvagente ciascuno, ognuno diverso in base al proprio peso. Quindi una breve spiegazione del percorso, di come si impugna una pagaia e di quali sono i comandi che lui, Capitan Zama, avrebbe impartito all’equipaggio. Pronti, partenza, via!!! Saliti sul gommone, lì ai piedi della centrale, si fa qualche prova di comando e di pagaiata: avanti, indietro, posizione di sicurezza e cambio peso. Dopo qualche minuto di rodaggio siamo partiti. Il punto che forse più spaventa è senza dubbio il passaggio sotto il vecchio ponte: lì c’è qualche piccola rapide, o piccolo salto, ma sono così piccole da poter competere, come intensità di smottamento, solo con alcune vasche idromassaggio. Prima di arrivare al ponte, Capitan Zama ci ha indicato sotto quale arcata saremmo passati, ci ha descritto la tecnica di pagaiata eeeeeee…. Eccoci: la corrente aumenta, con lei anche la velocità, il pensiero «oddio finirò in acqua»… !!! Tranquilli, non si fa in tempo a finire di pensare di annegare che il ponte è già alle vostre spalle. Qui vi sorprenderete: starete ridendo. Con tanto di crampi agli addominali.

Bene, la gita però è ancora solo agli inizi: ora si procede lungo il fiume, mentre Capitan Zama racconta e descrive in quale punto, o lanca, ci si trova, raccontandoci di come si forma un bosco, di quello vecchio (lato Abbiategrasso) e quello nuovo (lato Vigevano appena dopo il futuro nuovo ponte), di come è cambiato il percorso del Fiume Azzurro, di come si cercava l’oro e così via. Nell’acqua, che a mio avviso era limpida, qualcuno ha visto un siluro (il pesce!!!) – io no perché ero attenta al cucciolo – poi le libellule, sia arancioni che blu, le garzette e qualche airone cinerino.

Arrivati a metà percorso – ah, preciso che ogni tot Capitan Zama ordinava un riposino per farci riprendere – abbiamo attraccato il gommone a riva e abbiamo fatto un bagnetto. Cavolo, che ridere!!! Non sapevo, ammetto la mia ignoranza, che la corrente potesse essere così piacevole. Praticamente ti sdrai a pancia in su e ti lasci trascinare. Non devi fare altro che lasciarti cullare: hai il salvagente quindi, tranquilli, non succede nulla. Poi, al comando di Capitan Zama, nuoti verso riva dove lui ti porge la mano e ti aiuta a rimetterti in piedi. Per i più apprensivi e/o paurosi, vi ricordo che il cucciolo di cui parlavo poco fa ha 8 anni. Ed è una piuma. Bene, armato di coraggio, mano nella mano con papà, è sceso in acqua e si lasciato trasportare divertendosi un casino.

Abbiamo fatto il bis e persino il tris dell’esperienza tanto era divertente. Poi di nuovo sul gommone e via, verso un’altra lanca. Lungo il percorso si vedono capannine improvvisate, rigorosamente create con i rami degli alberi del fiume, qualche turista in costume pronto a scattarvi qualche foto, ma ahimé nessun pirata o Robinson Crusoe.

Arrivati all’altra lanca anche qui abbiamo attraccato il gommone, questa volta girandolo “a testa in giù” creando una sorta di trampolino. Non potete immaginare il divertimento: tuffi a bomba, di pancia, in scivolata… non ci si voleva più fermare. Purtroppo però il tempo è volato ed era ormai tempo di rientrare: l’arrivo è previsto alla Lanca Ayala, dove ci aspettava un pulmino che ci avrebbe riportati alla centrale Ludovico il Moro. Lo ripeto: mi sono divertita tantissimo, e come me anche Max – che già conosce il fiume ma si è sorpreso pure lui di tante piccole cose – ed il cucciolo. Tanto che ora pensiamo già alla prossima discesa, che però sarà in canoa.

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