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Vigevano

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SelvaggiaMente

Ma che musica! Che musica” Che musica Maestro!

 

«Ah, bravo Figaro. bravo, bravissimo». Mi permetto di scomodare Rossini per fare i miei più sinceri complimenti all’Orchestra Città di Vigevano ed al loro direttore, il Maestro Andrea Raffanini. Sabato, infatti, c’è stata la Prima – la maiuscola è d’obbligo in questo caso – del Teatro Cagnoni: l’Orchestra Città di Vigevano ed il Teatro Sociale di Como As.Li.Co hanno interpretato la Madama Butterfly di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.

Il Cagnoni era pieno. Platea, palchi e loggione: tutti i posti erano occupati. Io sono andata a prendere i biglietti sabato mattina, e dopo i miei 5, ne erano rimasti solo altri 3, in loggione. Adoro la musica classica e l’opera, quindi lo ammetto, forse sono di parte nel dire che mi emoziono ogni volta che il nostro teatro fa il tutto esaurito in uno di questi spettacoli. Ma torniamo alla Prima.

Al di là degli abiti – le serate al Cagnoni mostrano i bei vestiti ed il buon gusto dei vigevanesi – la nostra Orchestra ha davvero superato ogni mia aspettativa. Chi sono io per dirlo? Punto primo: sono l’autrice di questo post e quindi ho diritto di parola; punto secondo: seguo l’orchestra dalla sua nascita, quando ancora si chiamava In crescendo; punto terzo: se pur fino ad un certo punto, ho studiato musica e ancora ogni tanto mi cimento. Quindi credo di avere i titoli per dirlo.

Torniamo al concerto e all’Orchestra. Formata da musicisti diplomati nei vari conservatori, molti dei quali ex studenti ed ora docenti del nostro civico istituto musicale Costa, è gestita dall’associazione Gabriel Fauré di cui i vigevanesi Piero Corvi e Manuel Signorelli sono presidenti.

La Madama Butterfly, poi, è un’opera molto complicata, per qualsiasi strumento. Ha continue variazioni, non solo di tempo e tonalità, ma anche, e soprattutto, per il suo inserire qua e là piccole melodie ed armonie orientali che non siamo molto abituati ad ascoltare all’interno di un brano per orchestra. Superata, però, la difficoltà nello studio (ogni musicista si studia in proprio la parte assegnata), ci sono le prove d’insieme e le prove generali.

Bene: lo sapete che l’orchestra ha provato – intendo tutti insieme, cantanti e direttore compresi – solo nei tre giorni prima? Il capolavoro che abbiamo ascoltato, quindi, è frutto di un’estate di studio individuale e tre giorni – o meglio – di qualche ora su tre giorni, di prove collettive. Che dire? Direi che questi musicisti, questi Maestri, meritano un premio. Ed io un’idea ce l’avrei. (A dire il vero non sono la sola, dato che è stata una delle “critiche”/ richieste più sentite durante l’intervallo e al termine dello spettacolo): dobbiamo trovare sponsor e/o risorse per una rappresentazione in costume. Eh già: noi abbiamo grandissimi musicisti, così bravi da fare invidia ad orchestre “limitrofe”, ma non abbiamo scenografie e abiti per proporre un Flauto Magico, una Madama Butterfly e tutti gli altri con i costumi che l’opera richiederebbe.

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