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Vigevano

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SelvaggiaMente

Una questione di dis-servizio.

Occupiamo la stazione. D’altronde, non ci potranno mai accusare di “interruzione di pubblico servizio”, dato che di “servizio” c’è ben poco. Solo negli ultimi sette giorni abbiamo assistito a treni cancellati, treni in ritardo, treni così pieni che non tutti sono riusciti a salire e treni in fiamme. E non sto parlando dei treni a vapore di inizio Ottocento, sto parlando del dis- servizio ferroviario che collega Alessandria a Milano, dis – servizio per il quale paghiamo tutti il biglietto o l’abbonamento, e se non tutti, di sicuro il 99% dei passeggeri. Preciso che la grafia “dis trattino servizio” è voluta, ed ecco perché non ritengo che si possa trattare di interruzione di pubblico servizio. Ma i dettagli li spiego più sotto.

I treni ci portano al lavoro, all’università, talvolta anche in strutture sanitarie specializzate, in altre stazioni in cui prendere altri treni, e soprattutto i treni ci consentono di non usare la macchina, specialmente in queste settimane di blocco per sforamento del Pm10.

Hanno/avrebbero istituito il bonus ritardi, ma 1) ci voglio tot minuti di ritardo affinché scatti il bonus per il mese successivo 2) i treni cancellati non entrano nel computo dei ritardi, quindi quando una corsa rischia di superare la soglia che porta al bonus, ecco che viene cancellata. Sinceramente, a me sembra la perfetta applicazione del detto “fatta la legge, trovato l’inganno” dove invece di andare a correggere ciò che crea il disservizio, ci si inventa una serie infinita di pagliativi al fine di tenere buona la massa. Qualcuno aveva proposto di non fare più il biglietto, ma in quel caso si passerebbe dalla parte del torto perché quando si sale su un mezzo di trasporto senza titolo di viaggio e questo, ovvero il treno, effettivamente partisse, allora staremmo “scroccando” un servizio che effettivamente (o stranamente?) in quel momento funziona.

Detto ciò, che cosa facciamo? La mia proposta, e credetemi che ci ho pensato a lungo, è quella di occupare la stazione, la stazione e non i binari, al prossimo ritardo al di sopra dei 30 minuti, o alla prossima cancellazione. Per una corsa – la Vigevano / Milano Porta Genova – che dovrebbe durare al massimo 40 minuti con sosta in tutte, TUTTE, le stazioni, 30 minuti di ritardo sono un’infinità, e non si può dire che in quel caso si tratti di un “servizio”. Lo stesso per la cancellazione di una o più corse. Senza contare i treni senza aria condizionata e finestrini chiusi d’estate, celle frigorifere d’inverno, carrozze in cui piove dentro, porte che non chiudono e così via. Quanto siamo ancora disposti a sopportare? L’ultimo treno, io sinceramente credo sia già passato, e da un pezzo. Facciamo valere i nostri diritti, facciamoci sentire: o ci garantite un servizio degno di questo nome, o noi comuni cittadini, la politica per favore lasciamola a casa, ci ribelleremo.

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