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Vigevano

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Una Vigevanese Arancia Meccanica

Ma che diavolo hanno in testa? Mi riferisco ai soliti ignoti, o soliti idioti che dir si voglia. Nei giorni scorsi qualcuno ha pensato bene di distruggere le decorazioni natalizie di alcuni negozi di corso Vittorio Emanuele II: luci di Natale in frantumi, alberelli divelti o comunque massacrati, saracinesche imbrattate e tavolini ridotti ad un ammasso di legno e ferro. In mezzo a tutto questo anche una bicicletta, vecchia e rotta, abbandonata e probabilmente usata proprio per fare disastri.

Ora: non ho ancora scritto queste cose sul giornale – chi mi conosce sa che sono una giornalista – perché non ci sono denunce formali se non quelle degli esercenti. Penso però che anche questo strumento, ovvero il blog possa essere utile a diffondere il messaggio e a stimolare qualche riflessione. Non si è trattato di un tentato furto andato male: dai racconti dei commercianti e, soprattutto, dall’apocalittica scena del giorno dopo, il primo e forse unico pensiero che si può formulare è «ma perché?».

Mi viene in mente Arancia meccanica, dove il genio di Stanley Kubrick racconta la storia di una società votata a un’esasperata violenza, soprattutto nei giovani. Quindi mi chiedo: ma questa è Vigevano? Io dico “no”, questa non è la Vigevano che conosco, e nemmeno quella di cui scrivo ogni giorno. Ok, i giovani sono sempre stati, come lo sono stata io a quei tempi, un po’ ribelli. Oggigiorno ascoltano musica a tutto volume per strada fino a tarda notte, e sbevacchiano qua e là non preoccupandosi di buttare bottiglie e lattine nei cestini. Cose che, in un modo o nell’altro, abbiamo più o meno fatto tutti e che comunque sono state ampiamente denunciate e descritte sulla carta stampata sia da me che dai miei colleghi.

Qui però gli autori di quanto descritto sono andati un po’ oltre. Hanno letteralmente buttato nel wc (dovrei usare un’altra espressione, più diretta, ma proprio non mi riesce) i soldi che i nostri commercianti nonché concittadini hanno speso per rendere il proprio negozio e, di riflesso, anche la nostra città più bella, più natalizia, più ospitale. E quindi ribatto: ma che diavolo hanno in testa? Che siano stati dei giovani, che siano stati degli adulti, che siano dei vigevanesi o di qualsiasi altra città: possibile che nessuno abbia visto o sentito nulla? A quanto pare, no. Certo, in corso Vittorio Emanuele, soprattutto in zona Comune non abitano molte persone. Qualcuna sì, però. E immagino che i “nostri” Drughi (ricordando di nuovo Kubrick) non abbiano agito col silenziatore.

Tutto questo per dire che, in qualche modo, siamo un po’ tutti colpevoli: gli autori dello scempio per quello che hanno fatto, chi era lì e poteva sentire, ma “non ha visto, sentito e detto alcunché”, chi ha educato o non educato le persone che hanno deciso di vivere quella sera “una notte da leoni”. Che dire, ascoltiamoci la nona sinfonia di Beethoven, mal che vada almeno abbiamo ricordato due geni, uno del cinema ed uno della musica.

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