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Vigevano

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I Tesori nascosti dell'Archivio

I Mulini di Vigevano

Forse non tutti sanno dell’ampia presenza e impiego nella nostra pianura dei mulini, protagonisti della rivoluzione agraria. Essendo la nostra una terra ricca di corsi d’acqua e rogge, fu ampia la costruzione di queste strutture movimentate dalla forza motrice di questi ultimi, non essendo una terra particolarmente ventosa.

Fu merito dei romani la progettazione del mulino ad acqua, sostituendo l’impiego di braccianti o animali da tiro con la forza motrice dei corsi d’acqua.

I primi mulini vennero edificati nei pressi di fiumi o torrenti e in alcuni casi anche su zattere, ma in entrambi i modi presentavano alcuni inconvenienti: la siccità causava lunghi periodi di inattività o l’opposto con le piene vi erano frequenti danni alle strutture e quelli fissati su chiatte diventavano, in casi di conflitti, ambiti bottini.

Per affrontare questi disagi furono ideate le cosiddette “rogge molinare”, una deviazione di un fiume principale con lo scopo di portare l’acqua al mulino, solitamente costruito più all’interno, in una zona riparata.

Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico studiò i flussi dell’acqua e la potenza adeguata all’attività del mulino che variava a seconda delle dimensioni delle ruote.  I mulini ad acqua hanno avuto una grande importanza sociale ed economica nella vita rurale del periodo Sforzesco

Sono molti quelli che nel corso del tempo vennero costruiti nel territorio di Vigevano e inseriti nei cascinali o lungo i terraggi: la roggia Mora fino agli inizi del secolo scorso ne alimentava numerosi, la maggior parte per scopi molitori e in alcuni casi, in epoca tarda, per impianti idroelettrici al servizio di grandi opifici industriali (come il Molino del Conte).

Sulla Roggia Mora si trovano il Mulino di Mora Alta, posto a nord della città, nei pressi della via Mora Alta; è composto da due fabbricati distinti e la costruzione è tipicamente quattrocentesca. E’ stato in funzione fino agli anni ‘50 del ‘900.

Il Mulino di Mora Bassa invece si trova sulla circonvallazione nei pressi del Cimitero Municipale.

Sulla Roggia Vecchia troviamo il Mulino della Resega ,in Via Dei Mulini costruito nella metà del ‘400 e il Mulino di Porta Nuova, sempre in città nei pressi del Mulino della Resega.

Nei pressi della Buccella vi sono rimasti solo dei ruderi del mulino Del Longo e verso Ticino si può trovare quello della Croce e della Scala nei pressi della Sforzesca.

Sempre in città sul naviglio Sforzesco si può trovare il Mulino di Porta Milano.

I mulini erano di proprietà della città, come le cascine.

Possediamo un documento datato 1550  riguardo al “riscatto da parte della città di Vigevano da Colli Vincenzo fu Giovanni del Mulino detto dei Mondina”.

Ovvero la città essendo proprietaria di tutti i mulini, li cedeva in “enfituesi” con clausola di riscatto,  e in questo caso con annesso diritti d’acqua della Roggia Mondina e beni inerenti, rimborsando a Colli una grossa somma. L’atto d’acquisto di vendita, datato 3 marzo 1539, venne rogato da Simone del Pozzo.

Oggi il mulino della Mondina è scomparso.

Svariate sono le documentazione riguardo a queste strutture: un documento datato 1653 attesta della richiesta da parte di Gio Antonio della Croce, di togliere dall’estimo il mulino della Roggia Comune perché improduttivo causa rottura dell’asta o quello datato 1367 riguardo al fatto che il Comune di Vigevano, enfiteutico dei fratelli Mantegazza, proprietari del mulino di porta Milano e ricevuto in dono da Astolfo Lampugnano, dovette pagare per due anni i suddetti fratelli con una mistura di segale e miglio.

Si ringrazia Maria Teresa Bonomi per l’aiuto dato nella ricerca dei documenti e nella stesura del testo.

Testi consultati per la stesura di questo articolo (consultabili presso la nostra struttura)
Università per il tempo libero e la Terza Età- gruppo ricerca storica, Le acque di Vigevano e la loro storia,P&V edizioni, 2012

Rubrica curata dall’Archivio Storico di Vigevano

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