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Vigevano

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I Tesori nascosti dell'Archivio

I “volti” e le storie di Palazzo Merula

Con l’inizio dell’anno nuovo è bene rinfrescarsi la memoria riguardo la struttura che ci ospita dal 2003 e di riscoprire insieme a noi i molteplici “volti” e le storie che hanno caratterizzato Palazzo Merula ora sede del nostro Archivio Storico Comunale.

In principio nacque come convento di monache terziarie domenicane di clausura dedicato alla Madonna Assunta, costruito nei primi decenni del ‘600, quando ancora il monastero era composto solo da case adiacenti una all’altra. In quegli anni prese corpo l’idea di edificare una vera e propria struttura per il monastero , con due chiostri porticati e loggiato, gli ambienti comuni al pian terreno e il dormitorio al piano superiore con le singole celle per ciascuna monaca.

Agli inizi il numero di giovani monache presenti nella struttura era ristretto, data la situazione economica precaria in cui versava il convento, ma presto la situazione migliorò grazie ad Agnese Riberia, ricca benefattrice morta nel 1641, la quale ebbe una parte importante non solo nel completamente dei lavori ma nell’assicurarsi che altre giovani ragazze potessero entrarvi.

Nel 1805, a causa delle leggi napoleoniche, il convento venne soppresso e venduto a lotti.

Il chiostro maggiore fu acquistato dalla Congregazione di Carità di Vigevano, per collocarvi la sede di un orfanotrofio maschile.

Grazie al generoso lascito del sacerdote Giovanni Merula, nel 1809 la Congregazione di Carità potè avviare l’orfanotrofio maschile in grado di ospitare sei minori e impegnandosi a versare somme annuali per il loro mantenimento.

L’istituto che prese il nome del benefattore, venne ufficialmente fondato il 7 marzo del 1809.

Potevano essere ammessi all’orfanotrofio fanciulli di sesso maschile, orfani e poveri, le cui famiglie non potevano permettersi il mantenimento.

Dovevano essere nati a Vigevano o nei sobborghi e rimasti orfani di uno o entrambi i genitori.

Il bambino solitamente veniva portato all’istituto da un parente stretto come nonni, il genitore vedovo o in alcuni casi da matrigne e l’adulto doveva presentare il certificato di povertà che attestasse la sua incapacità di prendersi cura del minore. I ragazzi rimanevano presso l’istituto fino alla maggiore età o se capaci di potersi mantenere da soli attraverso lavori in bottega che già dai dodici anni svolgevano.

Non solo orfani venivano assistiti all’orfanotrofio Merula, ma veniva dato ricovero anche a uomini anziani e malati, purché di buoni costumi e sani principi morali, che si trovavano in situazione di estrema povertà.

I requisiti per essere ammessi erano aver compiuto settant’anni, essere nati a Vigevano, vedovi o celibi e aver sempre tenuto una buona condotta.

Le camerate degli anziani erano ovviamente separate rispetto a quelle degli orfani ma condividevano gli spazi comuni.

L’istituto continuò ad accogliere orfani e anziani fino al 1959, anno in cui per problemi economici, dovette rimandare alle famiglie o ai tutori legali i bambini ricoverati per cessata attività, assicurando loro che l’aiuto ai ragazzini sarebbe continuato sotto altre forme assistenziali, non specificate.

L’Istituto venne soppresso definitivamente nel 1983.

Comincia quindi un lento degrado per la struttura storica, che nel corso degli anni successivi venne sfruttata come sede di attività commerciali, oltre che luogo di residenza.

Ancora oggi può capitare di incontrare ex commercianti che negli anni passati possedevano un negozio proprio dove ora noi conserviamo la nostra documentazione.

Sarà poi nel 1996 che l’Amministrazione Comunale di Vigevano, divenuta proprietaria dell’immobile, dà avvio ai lavori di ristrutturazione dell’edificio terminati nel 2002.

Tali lavori riportano l’edificio alle eleganti forme architettoniche originarie; l’immobile oggi non ospita soltanto l’Archivio Storico ma anche il Museo dell’Imprenditoria Vigevanese, la Società Storica Vigevanese e il Fondo Lucio Mastronardi. Una sala polifunzionale a piano terra permette di organizzare incontri, conferenze, mostre; sotto il porticato e nel giardino spesso si tengono mercatini, esposizioni, eventi di vario genere.

Testi consultati per la stesura di questo articolo (consultabili presso la nostra struttura)

Società Storica Vigevanese, Viglevanum maggio 2016, articolo “Chiese Scomparse” di C.Silva, anno 2001

P.L Muggiati e M.Azzolari a cura del Gruppo Culturale Ricretivo dell’Ospedale civile di Vigevano, L’infanzia salvata -storia dell’assistenza all’infanzia bisognosa a Vigevano e in Lomellina nel XIX secolo , P&V edizioni, anno 2013

Rubrica curata dall’Archivio Storico di Vigevano

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