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Il Tesoro di Parasacco

Sorge a pochi chilometri dal Ticino, la piccola cittadina di Parasacco… Un borgo nato probabilmente già durante l’occupazione Romana in Lomellina. Nel XIII secolo i pavesi, che avevano da sempre voluto la parte opposta del fiume, rispetto alla loro città, decisero di costruire nel XIV secolo un Castello, per proteggerlo dagli attacchi dei Milanesi.

Non a caso il nome “Parasacco” sembra voler ricordare qualcosa che protegge un sacco… contenente?

Bhe… piano, la storia è lunga e ora la andremo a scoprire… Nel 1359, Galeazzo Visconti arriva in Lomellina, con lo scopo di cacciare Giovanni II Paleologo (Marchese del Monferrato), che poco tempo prima aveva conquistato il territorio tra Sesia e Ticino. Ed è proprio grazie a questa situazione che Galeazzo ne approfitta per eliminare la spina nel fianco: Parasacco!

Le truppe pavesi, vennero decimate, il castello quasi raso al suolo… quelli che si salvarono si diressero verso il porto, presente proprio a Parasacco, per raggiungere la sponda opposta del Ticino. Un attacco improvviso che non permise ai cittadini e ai nobili nel castello di prendere gioielli, denaro ecc… Ed è qui che nasce una leggenda che parla di un tesoro nascosto!

Alcuni parlano di un tunnel sotterraneo, fatto “saltare” con all’interno il ricco bottino… Altri pensano che i Pavesi, decisero di seppellire vicino al Porto sul Ticino, i sacchi contenenti l’oro ecc… La memoria popolare, che si tramanda è quella che sicuramente il ricco bottino sia ancora nella parte di Castello esistente nel paese… Ma dove? E’ già stato trovato? Bhe queste sono domande che non hanno risposte… Però considerate che l’edificio che vedete oggi, è una piccola parte della fortezza che sorgeva… Infatti, gran parte è stata distrutta proprio durante l’attacco dei Milanesi nel 1359.

Che Galeazzo abbia risparmiato la parte esistente perché trovò il tesoro? Nessuno lo può dire… rimane ancora un mistero… che ad oggi viene tramandata come leggenda locale…

 

Rubrica curata da Simone Tabarini di storiedellalomellina.altervista.org

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