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Vigevano

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I Tesori nascosti dell'Archivio

La Liberazione di Vigevano

Prima di cominciare il racconto sui giorni che segnarono indelebilmente Vigevano, è opportuno spendere poche righe per inquadrare la situazione che la nostra città stava vivendo a quel tempo.

La crisi del Regime Fascista, apertasi il 25 luglio 1943 con la sfiducia al Governo Mussolini e l’avvento del Governo Badoglio, aveva fatto credere a molti che la guerra fosse prossima alla fine. In realtà questo evento fu l’apripista per un’escalation di violenza che si scatenò in tutta la penisola, Vigevano non ne era esclusa. I tedeschi entrarono in città occupandone i punti strategici, stabilendo il quartier generale in Castello e facendo della cittadina un importante centro di stoccaggio.

Il rapporto tra i cittadini e gli occupanti era destinato irrimediabilmente ad incrinarsi; ai gruppi di resistenza partigiana che continuavano a nascere, i nazisti rispondevano con arresti ed esecuzioni sommarie, un caso eclatante fu quello del geometra del Comune Giovanni Leone, prelevato dal suo ufficio, portato in Castello e poi fucilato.

Presso il nostro Archivio sono conservati diversi manifesti di propaganda nazi-fascista dove si invitavano le persone a segnalare la presenza di partigiani o soldati Alleati e di non collaborare con loro, pena la morte. A causa dei bombardamenti sempre più frequenti venne adottato il coprifuoco, quest’ultimo vietava la circolazione per le strade dopo le ore 18:00 e imponeva la chiusura dei locali dopo le 19:30. A testimonianza di ciò troviamo una serie di manifesti che minacciano di punire severamente i trasgressori di queste norme.

È in questo clima che maturò l’insurrezione partigiana a Vigevano.

Il 26 aprile 1945 viene occupata dai partigiani la Casa del Fascio e poco dopo anche il presidio tedesco in Castello si arrende. Dalla polveriera, vengono requisite tutte le armi, mentre da cascina Tocca viene recuperato l’ultimo di quattro cannoni antiaerei tedeschi (l’unico ancora funzionante).

Il 27 aprile Francesco Garbarini, noto socialista, assume il ruolo di sindaco (coadiuvato da rappresentanti di tutte le altre forze politiche antifasciste) e attraverso un manifesto saluta la popolazione ringraziandola per gli sforzi ed i sacrifici compiuti  in nome della Liberazione. Egli però non sa che la pace è ancora lontana; infatti nello stesso giorno dalla stazione di Mortara parte un convoglio blindato tedesco composto da tre treni distinti, con l’intento di riprendersi la città. Qualsiasi  tentativo di sabotaggio risulta vano e il treno continua la sua corsa. In stazione si opta per deviare lo scambio sul terzo binario, occupato da un carro carico di rottami di ferro. Il treno entra a velocità sostenuta e non riuscendo a frenare si schianta fragorosamente contro il carro in sosta provocando il deragliamento della locomotiva. I partigiani armati con il cannone sequestrato ai tedeschi riescono a distruggere un carro pieno di veicoli militari. Nel pieno dello scontro un ex prigioniero polacco,  armato di bazooka, riesce ad avvicinarsi al secondo treno fermo e far fuoco. Il colpo sparato da distanza ravvicinata contro un carro corazzato ne provoca lo scoppio, fermando anche l’ultimo treno. Il convoglio è irrimediabilmente perduto.

Un manifesto del 28 aprile 1945 che porta la firma dell’allora vescovo di Vigevano, Giovanni Bargiggia, commemora i valorosi cittadini che hanno combattuto per la città nei giorni precedenti invitando tutte le parti politiche ad accantonare le divergenze in modo da cooperare tutti insieme per il futuro.

La mattina del 30 aprile i tedeschi, venuti a sapere della presenza di centinaia di connazionali rinchiusi nel Castello di Vigevano, decidono di intervenire. Installano dei cannoni pronti a sparare sulla città, ordinando poi a un commando di “SS” di rientrare a Vigevano. L’incontro tra le parti avviene in Castello dove i tedeschi intimano di riconsegnare prigionieri e veicoli, pena il bombardamento della città. Per evitare nuovi spargimenti di sangue, i partigiani accettano queste condizioni.

Il 1 maggio, finalmente, entra a Vigevano una colonna corazzata americana. Il potere viene conferito al Comitato Liberazione Nazionale (CLN), espressione unitaria di tutte le forze politiche antifasciste che collaboravano alla lotta di Liberazione. La giornata si conclude con una manifestazione di partigiani che, dopo essersi radunati allo Stadio Comunale, sfilano acclamati per le vie del centro.

La nuova amministrazione locale si preoccupa, come dimostra un manifesto datato 2 maggio, di punire chi durante la guerra si sia  macchiato di crimini poi rimasti impuniti.

Con un avviso del 9 maggio 1945 viene definitivamente revocato il coprifuoco.

Ed è così che, dopo anni di oppressione, Vigevano si riscopre finalmente libera.

 

Testi e documenti consultati per la stesura di questo articolo (consultabili presso la nostra struttura):

Gino Zimonti, La Liberazione di Vigevano, Annali di storia pavese, n. 8-9, Pavia: Tipografia Popolare, 1982.
Gino Zimonti, Vigevano, Varese: Franco Corsico Editore, 1983.
Archivio Storico Comunale, Archivio storico – parte moderna, Raccolta manifesti 1944 e 1945.

 

Rubrica curata dall’Archivio Storico di Vigevano

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