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Vigevano

Vigevano
Vigevano Sovrapposta

Piazza IV Novembre – Via Cairoli (parte IIª)

Nel 1911 da più parti si fece pressante la richiesta di raddoppio di tutta la linea ferroviaria ma, nonostante il parere favorevole del ministero, la richiesta fu respinta. Nel 1915 fu attivata la stazione Cava Ticino posta nei pressi del fiume, sulla sponda milanese poco dopo il ponte, declassata a fermata nel 1962 per essere poi lasciata in abbandono e in rovina. Con la seconda guerra mondiale alcuni bombardamenti del 1944 causarono molti danni alla stazione vigevanese devastando seriamente il fabbricato viaggiatori. Altri danni, in particolare alle infrastrutture, si ebbero successivamente con lo scontro, tra partigiani e truppe tedesche del 27 aprile 1945. Il combattimento provocò il deragliamento di un treno blindato.

Al termine della guerra la stazione venne ripristinata con la ristrutturazione del corpo principale nella primitiva forma. Quindi, nel 1958, è stata demolita e ricostruita nell’aspetto attuale. Negli anni Ottanta, con la progressiva riduzione del traffico merci, l’ampio spazio utilizzato dallo scalo merci è stato dismesso e quindi dato in uso alla municipalità che, dal 2000, lo ha destinato a parcheggio pubblico.

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La forte presenza della ferrovia ha condizionato se non determinato lo sviluppo urbano di Vigevano fino alla metà del Novecento: la sua presenza ha sancito una sorta di barriera fisica che ha portato lo sviluppo della città quasi esclusivamente nella parte sud e ovest. Con il completamento della linea verso Milano l’ampia zona tra lo scalo merci e il centro storico, le “Ortaglie del Vescovo” acquisite dal Demanio nel 1867, venne interessata da un piano di sviluppo urbano che ha portato alla realizzazione di una nuova strada di circonvallazione, l’attuale viale Mazzini, con il passeggio pubblico alberato – detto Allea – ancora esistente e l’asse perpendicolare al viale, via Ludovico il Moro, di collegamento con il centro attraverso la vecchia strada di circonvallazione, ora via Rocca Vecchia e via Decembrio. Un collegamento minore era dato dalla via Biffignandi, rimanenza dell’antica strada campestre che si dipanava dalla via per Pavia, all’attuale “Ponte della Giacchetta”, verso est e che, dal momento della costruzione della ferrovia e fino alla metà del Novecento, era denominata via alla Stazione.

Nel 1890, per un migliore e più diretto rapporto della Stazione con il centro cittadino, dal piazzale si aprì Il tratto rettilineo di via Cairoli. Il nuovo asse viario andò ad agganciarsi allo slargo da cui si sviluppa la strada per Pavia, in quel tempo di larghezza maggiore rispetto ad oggi. Sullo slargo si immetteva la vecchia strada di circonvallazione, l’attuale via Rocca Vecchia, che delimitava con il quattrocentesco naviglio Sforzesco il limite est della città antica. Poco oltre il ponte sul naviglio apriva invece, attraverso la scomparsa Porta di Strata detta anche Pavese, l’antica via o contrada omonima, che oggi è il proseguimento di via Cairoli verso il centro città, dal punto d’incrocio con corso Pavia. Questo tratto di strada è caratterizzato dalla maestosa facciata del “Collegio Saporiti” che ospita il Liceo cittadino e dal neoclassico fronte del Palazzo Saporiti

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“Palazzo Saporiti è un edificio neoclassico costruito nel 1828 dall’ingegnere Rougier, per conto del marchese Saporiti; fu sede di un corso universitario e di scuole secondarie tra il 1830 e il 1857, dopo di che venne adibito ad abitazione. La facciata, in stile dorico, ha una ampia fascia rivestita di granito rosso, di base a sei grandi mezze colonne poste su tutta l’altezza, sormontate da un frontone centrale e quattro statue. Sul portale, in chiave, si trova la testa di Minerva, riferimento all’uso di sede universitaria del palazzo. Il cortile ha il lato opposto all’ingresso porticato con colonne binate in cui si apre un passaggio che porta al giardino posto tra il palazzo e il naviglio.

Il  Collegio Saporiti fu voluto dal marchese Saporiti per ospitare un collegio convitto, fu costruito nel 1839 su disegno dell’architetto Moraglia. Ha una pianta, con sviluppo parallelo all’attuale via Saporiti, su due corti porticate, di cui la prima con colonne e la seconda con pilastri in granito, con il corpo di separazione al cui interno si trova la cappella dedicata a Santa Maria Annunciata. La facciata, scandita da lesene e portale centrale sormontato da una nicchia con balcone, è posta su un corpo a pianta triangolare, realizzato per correggere l’asse di via Cairoli rispetto a quello di via Saporiti. La realizzazione del Collegio avvenne con la demolizione del convento e della chiesa di San Paolo, realizzati nel 1630 dai padri Barnabiti al posto del cinquecentesco palazzo del marchese Giovanni Paolo Sforza di Caravaggio.”

Con lo sviluppo urbanistico ottocentesco della città anche la zona della stazione venne interessata dalla costruzione di nuovi edifici residenziali e produttivi. Sullo sbocco di via Rocca Vecchia, ad angolo con il nuovo tratto di via Cairoli, si trovava l’albergo di Sant’Antonio, edificato nel corso dell’Ottocento con una corte prospettante la nuova strada. Dopo il 1913 l’albergo venne sostituito dall’officina meccanica Ferrari, la prima fabbrica di macchine per calzature d’Italia, edificata con un fronte su via Cairoli e demolita negli anni Sessanta per costruire l’attuale condominio.

Sul nuovo asse viario di via Cairoli, tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta erano presenti alcune ville di gusto eclettico. Dopo i molteplici interventi edilizi, delle ville di quel periodo oggi ne rimangono due: frontalmente a corso Pavia, tra la via Rocca Vecchia e il Naviglio, si trova villa Erminia, edificata alla fine dell’Ottocento nel luogo di una casa con osteria, mentre ad angolo con corso Pavia è posta villa Rossanigo, costruita dopo il 1910 e fiancheggiata da un’aiuola di forma triangolare. L’aiuola era già esistente nel 1903 e nel 1905 fu ridefinita con la posa del cippo con il busto di Umberto I di Savoia, il re ucciso nel 1900 a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci. Questo monumento negli anni Trenta fu spostato in piazza Lavezzari dove, negli anni Cinquanta, fu sostituito dal busto di Mazzini. Quest’ultimo oggi è collocato in uno slargo al termine del viale a lui intitolato.

Vigevano Sovrapposta di Mario Castellani – Ciost Edizioni

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